martedì 26 settembre 2017

Gita ai Castelli della Loira - Azay le Rideau, Chinon

10 agosto: Azay le Rideau, Chinon, arrivo a Niort.


Il castello di Azay-le-Rideau è un monumento in stile rinascimentale appartenente allo stato francese situato nel dipartimento di Indre-et-Loire. Costruito tra il 1518 e il 1527, è considerato uno degli esempi più importanti del primo Rinascimento francese. Situato su un'isola nel mezzo del fiume Indre è diventato uno dei più conosciuti dei castelli della valle della Loira; pare sorgere direttamente dalle acque del fiume, che riflettono le facciate in modo che il castello sembra galleggiare sulla sua immagine. Lo scrittore Balzac, che abitava nelle vicinanze ed era occasionalmente ospite al castello, ammirava profondamente l'edificio, descrivendolo come “un diamante incastonato nell'Indre”.
L'attuale castello di Azay-le-Rideau si trova al posto di un antico castello feudale. Nel corso del XII secolo, il signore locale Ridel (o Rideau) d'Azay, un cavaliere al servizio di Filippo II Augusto, costruì una fortezza per proteggere la strada da Tours a Chinon nel punto in cui attraversava il fiume Indre.
Nel 1418 il futuro re Carlo VII passò attraverso Azay-le-Rideau mentre fuggiva da Parigi, occupata dai Borgognoni, verso la fedele roccaforte di Bourges. Irritato dagli insulti delle truppe della Borgogna che occupavano il villaggio, il signore ordinò al suo esercito di espugnare il castello. I 350 soldati all'interno furono trucidati e il castello stesso venne raso al suolo. Per secoli questo avvenimento venne ricordato nel nome della città di Azay-le-Brûlé (letteralmente: Azay la Bruciata), che rimase in uso fino al XVIII secolo.

Il castello rimase in rovina fino al 1518, quando la terra venne acquistata da Gilles Berthelot, sindaco di Tours e tesoriere generale delle finanze del re. I doveri di Berthelot richiedevano sue frequenti assenza dal castello, così la sovrintendenza dei lavori di costruzione passò a sua moglie, Philippa Lesbahy. I lavori si protrassero a lungo, dal momento che era difficile porre solide fondamenta nel terreno paludoso dell'isola nell'Indre e il castello doveva essere piantato su palafitte infisse nel fango.

Dopo molte vicissitudini e cambi di mano il giorno 11 agosto del 1905 il feudo fu acquistato dallo Stato francese per 250.000 franchi e diventò un monumento storico di Francia. Nel 2017 si è concluso un lungo e costosissimo quanto accurato intervento di restauro da parte dello stato. Ora fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO della valle della Loira.


Si percorre un viale alberato e si incontra sulla sinistra il giardino dei segreti, che nel XIX secolo era un grande orto e oggi un giardino conservativo di verdure antiche ed erbe aromatiche. Sulla destra invece il giardino del priorato. Si arriva a un cortile a mezzaluna con gli edifici della servitù. Varcato un cancello ci si trova infine sul viale che porta al castello. 

La corte d'onore custodisce il corpo principale del castello, a forma di L. Le due facciate sulla corte sono realizzate in tufo della valle della Loira. Questo relativamente piccolo castello presenta un miscuglio di stili architettonici: l'influenza dello stile rinascimentale italiano è evidente nelle proporzioni e decorazioni scultoree.
 
Sulla facciata principale troneggia la grande scalinata che permette l'accesso ai visitatori. La facciata è composta da quattro livelli di finestre sfalsate rispetto alle altre del corpo principale, vero e proprio merletto di pietra decorato dai migliori scultori dell'epoca. Gli emblemi di Francesco I e di Claudia di Francia (salamandra ed ermellino) vi occupano il posto d'onore. 



Dettaglio.




Il portone d'ingresso. 








La grande scalinata è edificata su un modello ispirato all'Italia, quello detto "rampa su rampa". Di grande modernità nel XVI secolo in Francia, è costruita al centro dell'edificio principale e non più in una torre affiancata e a chiocciola, come nel medioevo, anche se peraltro una scala a chiocciola è presente nel grande torrione di sinistra dell'edificio. Pianerottoli e un corrimano scolpito a livello dello spessore del muro aiutano il visitatore.


Dettaglio di una delle rampe.




Le splendide volte piatte a cassettoni che formano il soffitto delle rampe sono ornate da medaglioni all'antica che rappresentano re e regine di Francia, altri personaggi e animali fantastici. I pianerottoli, allestiti in logge, per vedere ma anche per essere visti, sono coperti di volte tutte diverse i cui archi sui cui archi si vedono ermellini, salamandre e putti.

Per chi inizia la visita da piano terra, a sinistra si trovano la sala da biliardo e poi il salone Biencourt. Nel XIX secolo il salone e la sala da biliardo formavano uno spazio unitario. Alcuni splendidi arazzi risalenti al '700 rappresentano scene di caccia.

Il salone dei marchesi di Biencourt dimostra la loro spiccata inclinazione per l'eclettismo. Stanza di rappresentanza, è provvista di mobili di grande qualità, adatta a ospiti di spicco. Tessuti raffinati, tutti restaurati o rifatti di tutto punto, rendono ovattata l'atmosfera. La disposizione della stanza è degna delle più belle dimore del XIX secolo.

Piatti di porcellana fine della Compagnia delle Indie (foto sopra) rivelano il gusto dei marchesi per le arti. Una collezione di circa 300 dipinti del XVI e XVII secolo contribuirono alla fama del castello. I ritratti che ci sono nella stanza e incorniciano il camino sono un'evocazione di questa ricchissima collezione.

A destra dello scalone d'onore ci sono la dispensa, la cucina e la sala da pranzo. Il tavolo di quest'ultima è apparecchiato secondo gli usi del XIX secolo con il servizio da tavola in porcellana di Parigi, completato da un servizio di bicchieri modello Trianon delle cristallerie di Saint-Louis.

Dettaglio.






Sempre a piano terra c'è poi il Passaggio. Nel XVI questo stretto spazio a volta si apriva sulla corte d'onore con un'elegante arcata a tutto sesto.

Si arriva all'ultima stanza, il salone biblioteca, con tavoli da gioco, mobiletti da musica, biblioteca, divani e poltrone d'epoca.




Salendo la rampa dello scalone d'onore si arriva al primo piano; a sinistra ci sono l'anticamera e la camera del re, dove Luigi XIII passò alcune notti nel 1619. A destra la sala grande (foto). Al tempo di Gilles Berthelot e di sua moglie la sala grande, di proporzioni maestose, accoglieva festini e balli. Il camino monumentale, gli arazzi che ornavano i muri, i vari mobili in legno offrivano un ambiente raffinato. I bauli a bassorilievo e a pannelli scolpiti servivano per trasportare gli effetti dei padroni di casa, ogni volta che desideravano cambiare alloggio. I castelli, infatti, alla partenza dei proprietari rimanevano praticamente vuoti.

Abbiamo potuto assistere a un delizioso spettacolino di automi, che si muovevano accompagnati dalla musica, come ci è capitato anche nella camera di Psiche.










Ingrandimento del banchetto sopra con vista degli automi.


Situata subito dopo la sala grande, la Camera di Psiche deve il suo nome agli eccezionali arazzi in lana e seta che raccontano la storia di Psiche; ci sono cinque scene, tra cui un trittico centrale. In esso c'è Psiche visitata dalle sorelle, Psiche che scopre Cupido addormentato (foto), la fuga dell'amore. Spinta dalle sorelle la ragazza cerca di conoscere l'identità di Cupido ma una goccia d'olio bollente della lampada cade su Cupido che fugge abbandonandola.



Automa nella stanza di Psiche.







Dopo un piccolo guardaroba c'è la camera rinascimentale; le stuoie di giunco intrecciato che ricoprono le pareti isolavano dal freddo. Il letto è il pezzo forte dell'arredamento: la ricchezza delle stoffe di seta guarnite di passamaneria e ricami a fili d'oro e d'argento riflettono il prestigio del proprietario. Sul muro di fronte al letto un olio su tela risale alla seconda metà del XVI secolo.
Dettaglio del letto in cui si può ammirare la perfezione dei restauri che talvolta hanno comportato il rifacimento totale di pezzi di arredo, fedeli ricostruzioni degli originali.


Dettaglio delle stuoie in giunco delle pareti.






Il sottotetto del castello è detto "sopraelevato" poiché i muri che sostengono la struttura si alzano al di sopra del pavimento. Questo permette di liberare più spazio interno e al contempo mascherare le differenze di livello tra l'ala e la sala grande. La struttura originale era in legno di quercia, il cui taglio fu autorizzato da Francesco I nell'inverno 1518 nella foresta di Chinon. Le travi lavorate a mano sono state restaurate nel 2010-2011 e possono essere viste in una mostra che spiega le complesse tecniche della loro costruzione.

Dettaglio della struttura. Nel XIX secolo i sottotetti sono stati trasformati in camere per i domestici; un lavabo è stato inserito nella parete prima dell'uscita.




Per finire, alcune foto interessanti. Scala del torrione











dettaglio di alcuni abbaini e parte del tetto 












e dettaglio di uno dei pinnacoli.


Ci rimettiamo in viaggio per dirigerci al castello di Chinon.

 
Era prevista solo un'occhiata agli esterni del castello di Chinon, parzialmente in rovina,  situato sulle rive del fiume Vienne nel dipartimento dell'Indre e Loira. Dal 1840 è classificato Monumento storico di Francia. Complice un acquazzone, abbiamo visto ben poco, quindi ho raccolto alcune informazioni in rete e appuntato le parole della guida.

All’incrocio di tre province, Angiò, Poitou e Turenna, lo sperone roccioso sul quale si erge la fortezza reale di Chinon è un sito strategico occupato sin dall’antichità e da sempre conteso. Una prima torre risale al X secolo, epoca del conte di Blois Thibaud le Tricheur.

La fortezza si compone di tre blocchi distinti: il Fort Saint-Georges o Castel Rousset, costruito sotto Enrico II Plantageneto, conte d’Angiò e re d’Inghilterra (XII sec.), lo Château du Milieu o Castello di Mezzo  o Middle Castle (che comprendeva l'antico castrum) costruito nei secoli XII-XIII,  dominato dalla alta e piatta torre dell'Orologio e i cui alloggi reali conservano il ricordo dell'incontro fra Giovanna d'Arco e Carlo VII e il Château du Coudray o Forte Coudray,  aggiunto da Filippo II nei primi anni del XIII secolo e smantellato nel XVIII sec.


Abbandonata dalla Corte nel XV sec. e acquistata dal cardinale Richelieu nel XVII sec., prima di andare in declino la fortezza fu salvata da Prosper Mérimée. Nel corso degli anni il Castello di Chinon è teatro di numerose e importanti vicende storiche: vi fu tenuto prigioniero Jacques de Molay, l'ultimo gran maestro dell'Ordine dei templari prima della sua esecuzione. 

Il rogo sul quale arsero vivi l'ultimo Maestro Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay, acceso su di un'isoletta sulla Senna a Parigi, davanti alla Cattedrale di Notre-Dame, il 18 marzo 1314 (manoscritto della fine del XIV secolo).

Durante la Guerra dei Cent’Anni, la corte di Carlo VII si installa al castello e nel marzo del 1429 vi riceve Giovanna d’Arco, venuta ad assicurare il re della sua legittimità e a convincerlo di farsi consacrare a Reims. Presentandosi a Carlo VII dopo due giorni di attesa, alla presenza di circa trecento nobili, Giovanna gli si avvicina senza indugio e s'inginocchia, sostenendo di essere stata inviata da Dio.

Oggi, specchiandosi nel fiume Vienne, mostra maestoso le sue rovine e i suoi imponenti torrioni, che dominano la città vecchia dall’alto. L’accesso al Castello avviene attraverso la Torre dell’Orologio,  chiamata Marie Javelle, tuttora funzionante.

Prendiamo il comodo ascensore che dall'alto della fortezza ci porta alla città di Chinon.


Ubicata sulle rive del fiume Vienne, la città vecchia di Chinon conserva ancora la sua struttura originale: antiche case medievali nella versione francese della casa con intelaiatura a traliccio, la Maison à colombages, o a Pans de bois, in pietra con intarsi di legno, oltre che belle case dei secoli XVI, XVII e XVIII.

Un esempio di casa a traliccio 







e in legno.






 
Giovanna d'Arco è stata immortalata da una statua in bronzo da Jules Roulleau nella piazza che porta il suo nome dal 1893. 

François Rabelais (Chinon, 4 febbraio 1493 o 1494 – Parigi, 9 aprile 1553) è stato uno scrittore e umanista francese. Considerato uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento francese, Rabelais è noto soprattutto per il Pantagruel (1532) e il Gargantua (1534).

Nel 1963, a 10 Km da Chinon, venne costruita la Centrale nucléaire de Chinon (Chinon Nuclear Power Plant), che fu la prima del genere in Francia. Nel marzo 2010 erano presenti nella nazione 19 centrali elettronucleari in funzione che dispongono complessivamente di 58 reattori operativi, 1 in costruzione e 7 dismessi. Nel 2011 l'energia nucleare in Francia ha generato il 77,7% dell'energia elettrica prodotta in totale nel Paese.

Di nuovo in viaggio verso Niort, dove ci fermeremo due notti. Attraversiamo le belle campagne di Poitou-Charentes, nella Francia occidentale, con capoluogo Poitiers. Le città principali della regione, oltre a Poitiers, sono La Rochelle, Angoulême e appunto Niort. Dal 1º gennaio 2016 è confluita nella regione Nuova Aquitania. Il territorio confina con quello dei Paesi della Loira a nord-ovest, del Centro a nord-est, del Limosino a est e dell'Aquitania a sud. Le coste occidentali sono bagnate dall'Oceano Atlantico.
Ma il Poitou-Charentes è soprattutto la terra del cognac, dove su 80 mila ettari di vigneti lungo il corso del fiume e in collina, si producono grappoli destinati alla prestigiosa acquavite francese. Il terreno calcareo e il microclima eccezionale da secoli accompagnano la lenta maturazione delle uve bianche a basso contenuto alcolico e forte acidità. Vediamo distese di girasoli e vigneti a perdita d’occhio.


Niort è capoluogo del dipartimento delle Deux-Sèvres nella regione della Nuova Aquitania. È un mercato agricolo di rilevanza non solo regionale (soprattutto di ortaggi), importante centro industriale e uno dei centri finanziari principali della Francia (quarto posto dopo Parigi, Lione e Lille). E' situata sul fiume Sèvre Niortaise.




Si chiude qui il quarto giorno della nostra gita. La cronaca continua.

lunedì 25 settembre 2017

Gita ai Castelli della Loira - Chenonceau, Villandry

9 agosto: Castello di Chenonceau, giardini del Castello di Villandry, rientro a Tours.


Arriviamo sotto la pioggia all'inizio del lungo viale che ci condurrà al castello di Chenonceau, nel dipartimento dell'Indre e Loira, chiamato anche Castello delle Dame perché una serie di donne ne hanno curato l'architettura e assicurato la sopravvivenza, e uno tra i più belli (e visitati, ce ne siamo accorti!) tra i castelli della Loira. L'imponente costruzione collega le due sponde del fiume Cher.

Un lungo viale di platani accoglie il visitatore all’ingresso. Ci si imbatte subito nel simpatico campo degli asini.

Nel vastissimo parco che conduce al castello si trovano una fattoria del XVI secolo con le scuderie e la galleria delle carrozze, (a lato una minicarrozza per pony)
 
un orto botanico, curato e coltivato quotidianamente, che fornisce una gran quantità di ortaggi e frutta per il Castello, delle serre, un ampio boschetto

e un labirinto di oltre un ettaro formato da 2000 piante di tasso, creato da un disegno dell'epoca di Caterina de Medici. Al centro troneggia una gloriette che permette di avere una vista completa dell'insieme.

Nella parte più vicina al fiume e alla costruzione principale si trovano i due giardini voluti dalle due “rivali”, Diana di Poitiers, amante di Enrico II e Caterina de' Medici, la moglie.

I giardini di Diana di Poitiers sorgono ad nord-est del castello su un basamento rialzato per evitare che si allaghino durante la piena del fiume Cher. I giardini sono in stile tradizionale francese e hanno una forma rettangolare, divisa in 8 spicchi triangolari, al cui centro è presente una fontana il cui getto d’acqua è alto diversi metri. I prati sono abbelliti con arbusti e fiori.

I giardini di Caterina de’ Medici si trovano a destra dell’ingresso del Castello di Chenonceau, sono in stile italiano e di piccole dimensioni. Al centro è posta una vasca circolare e i prati sono ornati con piante e bellissimi fiori lungo le aiuole. Si trovano anch’essi in posizione rialzata ma di meno rispetto agli altri e tale dislivello, in alcuni casi, non ne evita l’allagamento.





Il Castello delle Dame...


In origine nella tenuta sede dell'attuale castello si trovava un maniero che fu bruciato dalle truppe reali nel 1411 per punire il proprietario, Jean Marques, accusato di una cospirazione. Nel 1430 Marques ricostruì il castello insieme a un mulino fortificato ma il suo erede, fortemente indebitato, nel 1513 vendette il castello a Thomas Bohier, tesoriere dei re Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I. Bohier distrusse tutti gli edifici diroccati tranne la torre di vedettaTorre dei Marques, e tra il 1515 e il 1521 costruì un nuovo castello per la moglie, Catherine Briçonnet, la prima Dama, che vi soleva intrattenere la nobiltà francese. Fu lei a seguire con cura i lavori di costruzione – il cui gusto riflette l’ispirazione rinascimentale italiana del periodo – mentre il marito era impegnato nelle campagne in Italia.

Alla morte di Bohier (1524) e della moglie (1526) il figlio Antoine dovette cedere il castello alla corona per pagare i debiti del padre. Prese possesso del castello il governatore di Montmorency in nome del re Francesco I impegnato in quegli anni nella costruzione del castello di Chambord.

Il suo successore, Enrico II, offrì il castello in dono alla sua amante, Diana di Poitiers, la seconda Dama; nel 1551 questa divenne duchessa del Valentinois e acquisì la proprietà del castello, divenne anche una delle donne più influenti dell'epoca. A Diane de Poitiers si deve in gran parte l'attuale struttura del castello: sua fu infatti la realizzazione del ponte a cavallo dello Cher per romperne l’isolamento.

Dopo la morte di Enrico II la vedova, Caterina de' Medici, la terza Dama,  allontanò Diane dal castello forzandola ad accettare lo scambio con il castello di Chaumont. Caterina spese ingenti somme per il castello e per organizzarvi feste e intrattenimenti. Fece realizzare, sopra al ponte costruito da Diana, una galleria di 60 metri che fu inaugurata nel 1577 come sala per le feste da ballo in onore del figlio Enrico III.

Nel 1589, alla morte di Caterina de' Medici il castello andò alla nuora, Luisa di Lorena, la quarta Dama, moglie di re Enrico III; Luisa apprese della morte del marito mentre risiedeva a Chenonceau, cadde in una profonda depressione e trasformò il castello da luogo di feste in un luogo tetro e silenzioso. Si ritirò in una camera cupa circondata di oggetti religiosi.
Dopo alterne vicende la proprietà fu infine venduta a Claude Dupin. Sua moglie, figlia del finanziere Samuel Bernard e nonna di George Sand, Madame Louise Dupin, la quinta Dama, riportò il castello, almeno in parte, agli antichi splendori intrattenendovi i leader dell'Illuminismo: Voltaire, Montesquieu e Jean-Jacques Rousseau per citarne alcuni. Il castello si salvò dalla distruzione da parte della Guardia rivoluzionaria durante la Rivoluzione francese, in quanto essenziale per le comunicazioni, era infatti l'unico ponte sul fiume per diversi chilometri. Secondo la leggenda il castello venne risparmiato perché Louse si era sempre dimostrata premurosa e solidale con la popolazione meno abbiente.


Nel 1864 divenne proprietaria del castello Marguerite, la sesta Dama, moglie del chimico Théophile Pelouze, che lo aveva comprato dagli eredi di Madame Dupin. Dopo la morte del marito Marguerite iniziò dei lavori di ristrutturazione che riportarono il castello all'aspetto che probabilmente aveva all'inizio del XVI secolo. Nel 1913 il castello divenne proprietà della famiglia di industriali cioccolatai Menier.

Entriamo nel castello. Lasciata alle spalle la torre dei Marques varchiamo il monumentale portone d'ingresso che risale all'epoca di Francesco I.

Sui battenti di legno dipinto e scolpito della porta ci sono i blasoni dei primi costruttori, Thomas Bohier e sua moglie, sormontati dalla salamandra, simbolo di Francesco I.




Oltrepassata la sala delle guardie si passa nella Cappella, abbellita da vetrate del 1954 che hanno sostituito quelle originali distrutte da un bombardamento nel 1944.

La Cappella è uscita indenne dalla Rivoluzione Francese Grazie all'iniziativa di Madame Dupin che la trasformò in deposito per la legna, nascondendo così il carattere religioso.
 
Si passa quindi alla camera di Diana di Poitiers, la favorita di Enrico II, cui il re aveva donato il castello, poi rientrato in possesso della moglie. Sul soffitto a cassettoni e sul camino ci sono le iniziali di Enrico II e di Caterina sua moglie. Le pareti sono coperte da due arazzi fiamminghi del XVI secolo. 

Emblema di Enrico II (Henri) e Caterina de' Medici con le C che intrecciate sembrano voler formare l'iniziale D di Diana.

Si passa poi nello studiolo verde da dove Caterina governò la Francia alla morte del marito. Lo studio è impreziosito da arazzi e quadri di autori celebri. C'è poi la biblioteca con un prezioso soffitto a cassettoni. 
Dalla camera di Diana si raggiunge la galleria voluta da Caterina. Lunga 60 metri, larga 6, rischiarata da 18 finestre, con il pavimento originale in tufo e ardesia, la galleria divenne sala da ballo ma durante la prima guerra mondiale Gaston Menier, proprietario del castello, fece aprire a sue spese un ospedale che occupava oltre alla gallerie tutte le sale del castello. Durante da seconda guerra mondiale, poi, il fiume Cher costituiva la linea di demarcazione e il castello si trovava nella zona occupata, sulla riva destra. Grazie alla galleria, la cui porta sud dava accesso alla riva sinistra, la Resistenza riuscì a far passare molti fuggiaschi.
Nella foto, targa ricordo dell'ospedale.


La scala che conduce alle cucine. 






Le cucine erano installate negli enormi basamenti che formano i due primi piloni sul letto del fiume Cher. Un grande camino e un forno per il pane erano necessari per soddisfare le necessità dei commensali.


C'era anche la sala da pranzo riservata al personale del castello











la macelleria




 
e una bellissima dispensa. 



Enorme anche la cucina a legna. 





Risaliamo ed entriamo nel salone Francesco I, dove si trova uno dei camini rinascimentali più belli. Sulla cappa è inciso il motto di Thomas Bohier "S'il vient à point, me souviendra" (Se potrò costruire il castello, sarò ricordato).




Oltre a mobilio del XV secolo e ritratti di artisti famosi (Diana nei panni di Diana Cacciatrice del Primaticcio per citarne uno), impreziosisce la stanza un meraviglioso stipo italiano del XVI secolo, con tarsie di madreperla e di avorio inciso a penna, regalo di nozze per Francesco II e Maria Stuarda.

In ricordo della sua visita a Chenonceau il 14 luglio 1650 Luigi XIV offrì a suo zio, il duca di Vendôme, un ritratto incorniciato in una magnifica cornice, i mobili foderati con tessuto d'Aubusson e una grande consolle, opera di un celebre ebanista.







Sul camino rinascimentale la salamandra e l'ermellino evocano il ricordo di Francesco I e della regina Claudia di Francia.




Sopra la consolle, Il Bambin Gesù e San Giovanni Battista opera di Rubens è solo uno dei tanti quadri che adornano le pareti, dipinti di scuola francese di '600 e '700. Il soffitto è a travi a vista in legno.

Il soffitto del vestibolo è costituito da una serie di volte a ogiva. Realizzato nel 1515 è uno dei maggiori esempi di scultura decorativa del primo rinascimento francese. Il tavolo in marmo italiano è di epoca rinascimentale.



Dal vestibolo una porta di rovere del XVI secolo permette di accedere alla scala che conduce al primo piano. La scala è eccezionale perché è una delle prime scale diritte, o a rampa su rampa, costruite in Francia. Non ci sono pianerottoli ma un ballatoio che forma una loggia a balaustra da cui si vede il fiume Cher.


Oltre a varie altre stanze, al primo piano c'è quella che viene chiamata Camera delle cinque Regine, che ospitò le due figlie e le tre nuore di Caterina de' Medici. Il soffitto è a cassettoni del XVI secolo e il camino è rinascimentale. Una serie di arazzi fiamminghi del XVI secolo decora le pareti. Il letto è a baldacchino e di fianco si nota un baule da viaggio borchiato.

Nella camera di Caterina de' Medici il soffitto di legno a cassettoni contiene diversi stemmi tra cui la H e la C. Rarissimi arazzi fiamminghi coprono le pareti (servivano anche per isolare la stanza dal freddo). Il letto a baldacchino è riccamente decorato e a destra del letto si nota il dipinto su tavola L'educazione dell'Amore del Correggio.

Per finire, la nuova Galleria Medici, al primo piano, propone una collezione di dipinti, arazzi, mobili e oggetti d'arte, oltre a una serie di documenti d'archivio che permettono di ricostruire le tappe della costruzione del castello.



Il castello di Villandry è situato nel dipartimento Indre e Loira. Nel 1532 è acquistato da Giovanni il Bretone, che rase al suolo una vecchia fortezza del XII secolo, di cui ci restano oggi che le fondamenta e il maniero, al fine di costruire l'attuale castello. Completato verso il 1536, è l'ultimo dei grandi castelli che furono costruiti nella Loria all'epoca del Rinascimento.
Dopo essere passato nelle mani di diverse famiglie, nel 1906 il castello fu acquistato dal dottor Joachim Carvallo. Egli lasciò la sua brillante carriera scientifica per dedicarsi interamente a Villandry e riportarlo allo splendore autentico del rinascimento, con l'aiuto della moglie Ann Coleman. Dopo aver restaurato il castello, il dottore si immerse negli studi di testi antichi e con sondaggi archeologici riportò i giardini al loro aspetto originale.

L'insieme del castello, dei giardini e del parco sono inscritti nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.


Il castello è infatti contornato dai celebri giardini alla francese rinascimentali, che offrono un magnifico esempio di arte topiaria costituito dalla complessità del disegno delle siepi. I 1015 tigli richiedono una potatura che dura anche tre mesi ogni inverno, i bossi si estendono per 52 km e vanno potati tra aprile e ottobre tutti gli anni.

I giardini svolgono anche funzione di orto che è composto da nove rettangoli di dimensioni identiche, all'interno dei quali però i motivi geometrici sono diversi. I quadrati contengono ortaggi dai colori diversi: blu del porro, rosso del cavolo e della barbabietola, verde per le foglie delle carote, il tutto per fornire l'illusione di una scacchiera multicolore.

Altra immagine molto bella degli orti.

Ancora gli orti con il castello sullo sfondo. 

In uno dei giardini si distinguono quattro quadrati:  i disegni ottenuti con la vegetazione simboleggiano i diversi tipi di amore: tenero, passionale, instabile e tragico.
 
Vista del giardino dell'amore.
 
Interessante anche il giardino musicale, piantato con alberelli di bosso, che evoca in modo simbolico la musica. Sono rappresentate lire, note musicali stilizzate e candelieri per illuminare gli spartiti.

All'estremità sud della proprietà si trova il giardino d'acqua, d'ispirazione classica, posizionato attorno a un laghetto a forma di specchio Luigi XV e circondato dai tigli.


Con un'ultima occhiata alla bella fontana dei giardini ripartiamo verso Tours. Finisce qui la terza giornata ma la cronaca continua.