martedì 19 settembre 2017

Gita ai Castelli della Loira - Bourges

Con la solita agenzia Partiti e contenti ho partecipato, dal 7 al 12 agosto 2017, alla gita Castelli della Loira e costiera Occidentale della Francia.
Ho già ampiamente parlato della Loira, della sua valle e di alcune tappe, come Bourges e Tours, nelle cronache di precedenti gite: Tour Bretagna e Normandia e Gita in Normandia e Bretagna, che si trovano cliccando su Gite nella colonna di destra della pagina. Su questi argomenti quindi mi soffermerò meno.

7 agosto: partenza dalla Valsusa alle 5,30 e arrivo a Bourges. Visita della cattedrale e della città, quindi proseguimento verso Tours, dove pernotteremo tre notti.


Bourges è capoluogo del dipartimento dello Cher, nella regione del Centro-Valle della Loira. La città è situata lungo l'Yèvre, a pochi chilometri dal centro esatto della Francia, nella regione storica del Berry. La città è nota per essere stata, nel corso del Medioevo, una delle capitali europee dell'alchimia. Numerosi edifici situati nel centro della città ricordano questo ricco passato con i loro ornamenti e le loro sculture.

La cattedrale di Bourges è dedicata a Saint Etienne (Santo Stefano) e fu costruita tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. Dal 1992 questo capolavoro del gotico è iscritto nella lista del Patrimonio dell’UNESCO in quanto simbolo della cristianità della Francia Medievale, oltre che per le sue armoniose proporzioni.

L’interno è a 5 navate che raggiungono i 37 metri di altezza, su alti pilastri a fascio, con coro a doppio deambulatorio e cappelle radiali. La facciata occidentale misura 41 metri ed è la più larga di tutte le cattedrali gotiche francesi. È divisa da robusti pilastri e serrata tra due torri. La lunghezza della cattedrale raggiunge i 124 metri.

Chi conosce la cattedrale di Notre-Dame di Parigi è subito colpito dalla somiglianza dei due templi, entrambi in stile gotico, caratterizzati da volumi verticali che si slanciano verso il cielo e da enormi navate sorrette da robusti contrafforti e archi rampanti.

Sotto la facciata si aprono 5 portali che corrispondono alle 5 navate interne. Sul portale centrale, il Giudizio Universale. Cristo Giudice appare fra angeli che portano gli strumenti della passione, tra la Vergine e S. Giovanni; al disopra due angeli reggono il sole e la luna; al disotto, in due zone, sono la Resurrezione dei morti e la Separazione degli eletti dai reprobi.

Altri due portali d'ingresso si trovano a metà delle navate più esterne. Notevole la statua del Cristo che domina uno di questi ingressi.



La decorazione scultorea esterna delle cattedrali aveva ruolo didattico importante. Anche la presenza dei gargoyles, doccioni con forme di mostri o demoni, doveva servire, oltre che a svolgere il ruolo previsto di gocciolatoi per l'acqua piovana, anche per proteggere la costruzione dal maligno.

Come purtroppo è successo anche in altre chiese, in varie epoche molte statue che ornavano i portali sono state vandalizzate, mozzando la testa ai personaggi che raffiguravano.

La mancanza del transetto distingue la cattedrale di Bourges dalle altre cattedrali francesi, caratteristica che amplia notevolmente lo spazio interno. La navata centrale non subisce interruzioni, pertanto il visitatore che entra nella cattedrale ha l’impressione di una grande profondità. Curiosi i berretti dei cardinali morti appesi al soffitto.


Fiore all’occhiello della cattedrale di Bourges sono le magnifiche vetrate del XIII secolo, tra le quali la vetrata dell’Apocalisse. Molte vetrate illustrano scene di artigiani e la storia della vita dei ricchi che le hanno donate.
Le vetrate più preziose sono quelle delle cinque cappelle absidali e delle finestre intermedie del deambulatorio che sono state eseguite tra il 1215 e il 1225.


Un'altra bella immagine delle vetrate.







Bourges era molto ricca, ai tempi della costruzione della cattedrale, e in rivalità con Aquitania, regione della Francia con capoluogo Bordeaux, pertanto lo splendore della costruzione ha anche il compito di sottolinearlo. Tra le tante meraviglie dell'interno si annovera anche dal 1994 uno strumento di alta precisione, l’orologio astronomico, ideato da Jean Fusoris (1424), composto da un quadrante astrolabio di grande precisione e da un sistema di suoneria che ricorda le prime note di Salve Regina.
 
Come già scritto nelle cronache precedenti, ideale cornice per la maestosa cattedrale sono i meravigliosi giardini dell'arcivescovado.



Di fronte alla cattedrale, un possente edificio (XIII sec.) a contrafforti e scalone a forma di loggia, il Granaio delle Decime, conservava le tasse percepite dal capitolo.





La città vecchia è situata su una collina ai bordi della pianura e circondata dalle ramificazioni dei fiumi Yèvre e Auron. Il nucleo più interno, con vie ortogonali, corrisponde all'originario insediamento gallo-romano, di cui si conservano tratti della cinta muraria a filari di mattoni. Nel Medioevo la città si sviluppò sui fianchi della collina scendendo verso il corso dei fiumi, dove nel sec. XII venne eretta la seconda cinta muraria, ora sostituita da una cintura di viali. La città nuova, con i quartieri residenziali, industriali e militari, si è sviluppata in direzione SE.


Il centro storico è un intrico di vicoli medievali con pittoresche case a graticcio: edifici con intelaiature in legno collegate tra di loro in diverse posizioni, in cui la struttura portante è costituita da una serie di travi in legno disposte orizzontalmente, verticalmente e obliquamente. Le travi rimangono a vista nella facciata dell'edificio quando la costruzione è stata completata. Gli spazi fra le travi sono generalmente riempiti da particolari composti di legno e limo, da pietre o da laterizi, dunque da elementi non portanti. In un primo tempo le case erano "in aggetto" cioè sporgenti, per una questione di tasse da pagare; visto il pericolo che tali strutture comportarono se ne vietò in seguito la costruzione, ma un'idea di quello che erano rimane ancora in alcune case della città.

George Sand è stata una scrittrice e drammaturga francese. Considerata tra le autrici più prolifiche della storia della letteratura, è autrice di numerosi romanzi, novelle e drammi teatrali; Sand è ricordata anche per il suo anticonformismo e per le relazioni sentimentali avute con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Fryderyk Chopin. A Bourges una statua la rappresenta nell'omonima piazza, su una bella fontana.

Lasciamo Bourges per dirigerci verso Tours, dove ci fermeremo tre notti. Attraversiamo grandi foreste popolate da animali di vario genere, per i quali sono stati predisposti dei ponti di passaggio da un lato all'altro della strada, detti "pont des biches". Malgrado la presenza di questo percorso non pochi animali preferiscono attraversare l'autostrada.

Dopo aver attraversato paesaggi suggestivi, scelti anche dalla ricca borghesia per edificare imponenti castelli, arriviamo all'Hotel Kyriad Tours Saint Pierre des Corp. Qui si conclude la prima giornata. La cronaca continua.

domenica 10 settembre 2017

Considerazioni sulla gita in Friuli - Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia (FVG) mi mancava, così quando ho visto nel programma dell'agenzia una gita in quella regione mi sono iscritta, anche perché sin da piccola mi ha affascinato la storia del Castello di Miramare e dell'infelice coppia che lo ha abitato. Non solo il castello, ma tutto quello che ho visto nei quattro giorni in cui siamo stati in FVG valeva la fatica del lungo percorso intrapreso in pullman.

Alla grande varietà dei paesaggi che arricchiscono la regione corrisponde un patrimonio culturale  altrettanto ricco, determinato da una storia complessa e dalla confluenza, in questa terra, di diverse  popolazioni. Il Friuli Venezia Giulia è un piccolo universo in cui si fondono tante diverse tradizioni: è la “terra dei contrasti”.
La prima tappa, Udine, con un territorio estremamente vario che si estende dalla spiaggia di Lignano alle Prealpi Carniche, ha come elemento caratterizzante il fiume Tagliamento, circondato da paesaggi suggestivi ed entrato nella storia come teatro dei drammatici eventi della grande guerra.
Parlando di Udine però è doveroso citare il Tiepolo, artista eccezionale che, non ancora trentenne, ottiene  qui importanti commissioni. Il suo primo importante intervento pittorico su larga scala, quello in cui riesce a svincolarsi definitivamente dalla tradizione barocca per elaborare un linguaggio autonomo e originale, è il ciclo degli affreschi della “Galleria” nel Palazzo Patriarcale


La guida ci offre un'altra chicca, quando andiamo a vedere il Palazzo Comunale, chiamato anche Palazzo D’Aronco, perchè ideato e progettato dal grande architetto Raimondo D’Aronco. Egli presentò una sua prima bozza nel 1888 e il 5 marzo 1911 il progetto definitivo, che comprendeva tutto l’isolato. La prima pietra della costruzione venne posta il 20 aprile dello stesso anno ma i lavori proseguirono a rilento per lo scoppio della guerra, per la mancanza di fondi e la difficoltà nel reperire alcuni materiali: finalmente il progetto fu terminato nel 1932.

Il barbiere di Via Rialto aveva continuamente tormentato il D’Aronco con critiche e punzecchiature e l’architetto lo ripagò a opera finita facendo scolpire, rivolto alla sua bottega, un bassorilievo in cui lo si vede bendato, con le orecchie d’asino e al collo amuleti, cioè cieco, asino e superstizioso.


E proprio davanti al Palazzo, una targa con spiegazione in friulano, fotografata un po' di corsa (il tempo è sempre tiranno). Non posso mettere l'immagine in grande perché ci vorrebbe un lenzuolo per contenerla...


Un'altra sorpresa per me è stata Spilimbergo, con la scuola mosaicisti del Friuli. Interessante la visita, in tutta calma poiché la scuola era chiusa per la festività del 2 giugno, affascinanti i lavori, chiare e dettagliate le spiegazioni della nostra paziente guida. Nella scuola persino i bagni sono a pareti mosaicate.

Nelle varie classi abbiamo potuto vedere le tappe del lavoro del mosaicista, i suoi strumenti, le sue prove e anche la sua inventiva.


Il tempo clemente ci ha permesso di ammirare tutto quello che ci si presentava davanti agli occhi. Per nostra fortuna non era periodo in cui soffia la bora, un vento a raffiche impetuose che raggiungono l'intensità massima lungo le Rive di Trieste, in prossimità del centro cittadino. Le case del capoluogo giuliano hanno pareti portanti più spesse della norma nella direzione di provenienza del vento e alcune finestre hanno protezioni in acciaio. Nella foto, la bora soffia sul molo audace a Trieste.

Abbiamo concluso il nostro giro visitando Redipuglia, sacrario imponente, che lascia sgomenti come già ci era capitato al cimitero americano di Omaha. Il museo ricostruisce gli orrori della guerra e dovrebbe essere visitato anche dai giovani, che forse nemmeno sanno cosa voglia dire conflitto mondiale. 

Foto storica del fronte isontino.




Non abbiamo visto le conseguenze del disastroso terremoto che colpì duramente questa regione il 6 maggio 1976 e per altri mesi ancora, portando devastazione e morte. Ma i friulani sono un popolo capace di reagire e ben presto hanno ricostruito, pietra dopo pietra, il loro paese.
A lato, effetti della scossa principale.

Sono anche amanti dello sport, che li vede impegnati un po' su tutti i fronti. Molto conosciuta è la Barcolana, la storica regata velica internazionale che si svolge in ottobre, nelle acque suggestive davanti a Trieste.



La cucina friulana risente della morfologia della regione che va dal mare ai monti, della diversità delle culture e delle popolazioni che l'hanno abitata contribuendo in maniera sostanziale alla differenziazione delle tradizioni culinarie. Dal punto di vista economico, i principali distretti alimentari nel secondo decennio del 2000 sono quelli del settore vitivinicolo e quello del Prosciutto di San Daniele.

Abbiamo potuto apprezzare ottimi piatti e degustare vini corposi.

Per finire, la popolazione eterogenea della regione ci è sembrata cordiale, con notevoli punte di ironia da parte soprattutto di una delle nostre guide. 

Come al solito, ben felice di esserci stata. Alla prossima!

Gita in Friuli - Redipuglia e luoghi della Grande Guerra

4 giugno: Redipuglia, i luoghi della Grande Guerra e rientro.

Dopo aver stipulato un patto di alleanza con le potenze della Triplice intesa e aver abbandonato lo schieramento della Triplice alleanza, l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, iniziando le operazioni belliche il giorno dopo: il fronte di contatto tra i due eserciti si snodò nell'Italia nord-orientale, lungo le frontiere alpine e la regione del Carso. Nella prima fase del confronto le forze italiane, guidate dal capo di stato maggiore dell'esercito generale Luigi Cadorna, lanciarono una serie di massicce offensive frontali contro le difese austro-ungariche nella regione del fiume Isonzo.

Il conflitto si trasformò ben presto in una sanguinosa guerra di trincea, simile a quella che si stava combattendo sul fronte occidentale: la lunga serie di battaglie sull'Isonzo non portò agli italiani che miseri guadagni territoriali al prezzo di forti perdite tra le truppe, ben presto spossate e demoralizzate dall'andamento delle operazioni. La situazione subì un brusco tracollo nell'ottobre 1917, quando un'improvvisa offensiva degli austro-tedeschi nella zona di Caporetto portò a uno sfondamento delle difese italiane e a un repentino crollo di tutto il fronte.

Il Carso e i soldati deceduti in questi luoghi sono ricordati dal generale Giuseppe Paolini, responsabile dell'opera di sistemazione dei cimiteri carsici che, dopo aver combattuto sul monte Sei Busi e nelle città di Redipuglia e Fogliano, volle costruire un cimitero monumentale vicino a queste terre. L'idea venne subito accettata dal Comandante della Terza Armata, il duca Emanuele Filiberto d'Aosta, così il Cimitero sul Colle Sant'Elia, chiamato “Invitti della Terza Armata” diventa la prima necropoli di Redipuglia.

Il complesso raccoglie trentamila salme, di cui circa quattrocento ufficiali, che sono state riesumate dai cimiteri di guerra dei dintorni oppure disseppellite direttamente dal campo di battaglia. La struttura si rivela però ben presto soggetta al deterioramento per la sua conformazione. All'idea di risistemare in maniera definitiva il Colle Sant'Elia si sostituisce quella di costruire un'altra struttura che soddisfi i principi di grandiosità, monumentalità e perpetuità sostenuti dal regime fascista.


Oggi è una sorta di museo all'aperto noto come Parco della Rimembranza. Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario. Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, "senza distinzione di tempi e di fortune". 








Nel 1935, considerate le pessime condizioni di manutenzione del Cimitero di Sant'Elia, Mussolini decide di abbandonare quel sito e costruire un nuovo ossario. L'intenzione delle autorità fasciste era quella di trasformare Redipuglia nel centro nazionale delle architetture per la memoria bellica, e di costruire il più importante degli ossari che con le stesse finalità si stavano costruendo in quegli anni sugli altri campi di battaglia. Il Sacrario di Redipuglia sarebbe diventato così il prototipo dei grandi memoriali.
Il nuovo sito scelto per la realizzazione di questo intervento è situato alle pendici del Carso, proprio di fronte al vecchio cimitero di Sant'Elia.

Il Sacrario Militare di Redipuglia (Redipuglia dallo sloveno "sredij polije" ovvero terra di mezzo), è il più grande sacrario militare italiano; si trova in Friuli Venezia Giulia in provincia di Gorizia sul Carso sul versante occidentale del monte Sei Busi, nei luoghi in cui durante la Prima Guerra Mondiale si svolsero le violentissime battaglie lungo il fiume Isonzo. Venne realizzato su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni e inaugurato nel 1938 dopo dieci anni di lavori. Custodisce le salme di 100.000 caduti della Grande Guerra. 


Recinge simbolicamente l'ingresso al sacrario, ai piedi della monumentale scalea, una grossa catena d'ancora che appartenne alla torpediniera "Grado", già appartenuta alla marina austro-ungarica (k.u.k. Kriegsmarine) con il nome di "Triglav" e ceduta all'Italia dopo la fine della guerra.

Subito oltre (vedi foto sopra) si distende in leggero declivio un ampio piazzale, lastricato in pietra del Carso, attraversato sulla sua linea mediana dalla via Eroica, che corre tra due file di lastre di bronzo, 19 per lato, di cui ciascuna porta inciso il nome di una località dove più aspra e sanguinosa fu la lotta.
L’elemento caratterizzante è il sistema a gradoni distribuiti lungo il pendio del colle, che rappresenta uno schieramento militare
con alla base la tomba del Duca d'Aosta, Emanuele Filiberto, Comandante della III Armata e ai lati le tombe dei suoi generali. L'ara del Duca (nel testamento aveva chiesto esplicitamente di poter riposare tra i suoi soldati), è tratta da un imponente monolite di marmo rosso squadrato e lavorato sul posto. 
Alle spalle si elevano i 22 gradoni (alti 2,5 metri e larghi 12) che, in ordine alfabetico dal basso verso l'alto, custodiscono le spoglie dei 39.857 soldati identificati. Ciascun gradone è costituito da pietra bianca del Carso e presenta nella parte verticale una lastra bronzea su cui sono incisi i nomi dei soldati con il grado e le ricompense al valore militare. I singoli loculi sono raggiungibili grazie a due scalinate laterali con un doppio filare di cipressi ciascuna che conducono in cima. Scolpita sopra ai nomi viene ripetuta la parola PRESENTE, un esplicito richiamo al rito fascista dell'appello.


L'unica donna seppellita nel Sacrario è la crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando morta a 21 anni a seguito dell'epidemia di spagnola che ci fu alla fine del conflitto. Fu decorata con Medaglia di Bronzo al Valor Militare "per essere rimasta serena al suo posto a confortare gli infermi affidati alle sue cure, mentre il nemico bombardava la zona dove era situato l’ospedale cui era addetta.” La sua tomba si trova nella prima fila e si identifica perché sulla facciata è scolpita una grande croce

Nel gradone più alto, sormontata dalle tre Croci in bronzo che simboleggiano la passione di Cristo sul  Calvario, c'è una bella e preziosa Cappella votiva. In due grandi tombe comuni coperte da lastre di bronzo, ai lati della cappella, riposano le salme di 60.330 caduti ignoti, per un totale di 100.187.

Sul retro della Cappella in due stanze è stato organizzato un piccolo e interessante Museo che contiene una raccolta di documenti, fotografie, quadri, lettere e vari cimeli. 

La prospettiva monumentale fa apparire il pendio molto più alto dei suoi 107 metri di altezza. Il sacrario fu inaugurato il 18 settembre 1938 dopo dieci anni di lavori. Quest'opera, detta anche Sacrario "dei Centomila", custodisce i resti di soldati caduti nelle zone circostanti, in parte già sepolti inizialmente sull'antistante Colle di Sant'Elia.

Foto scattata da me sulla cima della scalinata, alle spalle della cappella.




Parte integrante del Sacrario, il Museo della Grande Guerra si trova all'interno dell'ex Casa della III Armata ai piedi del Colle Sant'Elia. Nato nel 1971, offre una collezione di armi che lo rende tra i più completi in Italia. È composto da un atrio d'ingresso in cui è stata allestita una pianta topografica del fronte del Medio e Basso Isonzo e da quattro sale. 


La prima è dedicata alla Terza Armata e si possono ammirare le bacheche dove sono esposte le armi usate dai combattenti, alcune divise di soldati e le attrezzature mediche. Al centro della stanza è stato ricostruito un tratto di trincea e un campo di battaglia carsico con la postazione di una mitragliatrice pesante. Sulle pareti le numerose fotografie documentano la vita in trincea. 

La seconda sala invece ricostruisce la storia ed i progetti di costruzione del Cimitero dei Trentamila Invitti e del Sacrario di Redipuglia con materiale fotografico. A questo si aggiungono le immagini delle iscrizioni di guerra ritrovate nelle trincee della zona e una sezione dedicata alla Marina, all'Aeronautica e ai cappellani militari al fronte. Foto di una trincea. 

Nella terza sala sono esposte diverse attrezzature utilizzate dai soldati tra cui telefoni, tagliole e cesoie. Spesso questo spazio viene utilizzato anche come sede espositiva per alcune mostre temporanee sulla Grande Guerra. Nell'ultima sala infine una proiezione di un filmato d'epoca ricostruisce le Dodici Battaglie dell'Isonzo e la traslazione del Milite Ignoto da Aquileia a Roma.
Foto dell'altra sala. Il filmato con la traslazione del milite ignoto si trova nella tappa di Aquileia.


Attorno alla cima del Monte Sei Busi è visibile un tratto del cosiddetto "Trincerone italiano", una grande linea difensiva fortificata che partiva dal Monte San Michele e terminava nella zona di Selz, Doberdò del Lago e Monfalcone. Fu voluta dal generale Luigi Cadorna il quale intendeva bloccare un'eventuale controffensiva dell'esercito austro-ungarico.


Dopo i primi scavi fu rafforzato con il cemento tra l'autunno del 1916 e la primavera del 1917. La sua funzione risultò però inutile durante la Dodicesima Battaglia dell'Isonzo: l'attacco austroungarico sull'Alto Isonzo costrinse la Terza Armata ad abbandonarlo.

Il suo andamento è zigzagante con grossi contrafforti interni che permettevano l'uscita o il rientro degli uomini. Si possono notare le varie postazioni per mitragliatrici, le feritoie dei fucilieri, i cunicoli scavati per depositare le munizioni o per allestirvi ricoveri.




La posizione del Monte Sei Busi e di tutto il primo costone del Carso era particolarmente esposta ai tiri delle artiglierie. Per questo motivo tutti i piccoli anfratti, cavità e le doline carsiche vennero utilizzate e sfruttate dai due eserciti per realizzare ricoveri e camminamenti capaci di trasferire le truppe per e dalle prime linee in condizioni di maggior sicurezza.

La Dolina del XV Bersaglieri è una valle carsica che si sviluppa fra la Quota 89 (quella del Sacrario di Redipuglia) e Quota 118 (il Monte Sei Busi). Grazie alle operazioni di ripristino effettuate con il progetto "Sentieri di Pace", oggi è possibile scendere al suo interno e percorrere i suggestivi camminamenti utilizzati dai soldati durante la guerra.

All'inizio della guerra la dolina era controllata dalle truppe austro-ungariche ma già dall'autunno del 1915 (Terza Battaglia dell'Isonzo) venne occupata dagli italiani che la trasformarono in un punto di sostegno avanzato per la prima linea. 


Erano stati allestiti posti di medicazione, postazioni protette per i comandi, magazzini e depositi per munizioni. Dopo la Quarta Battaglia dell'Isonzo, con lo spostamento del fronte più ad est, la dolina non si trovò più in prima linea e poté ospitare così anche un piccolo ospedale militare. La struttura, di dimensioni relativamente ridotte, era formata da tre stanze. Osservando i resti, si intuisce ancora quale fosse la loro disposizione e in particolare è possibile individuare dove si trovasse la sala operatoria. Infatti solo una di queste è dotata di un pozzetto, costruito evidentemente per fare confluire il sangue e l'acqua fuori dall'edificio. 



La dolina venne chiamata “dei Bersaglieri” perché ospitò durante il periodo bellico il comando del 15° Reggimento Bersaglieri, come si può notare dalla targa ancora presente, anche se non in buone condizioni, sul muro dell'ospedaletto, a sinistra, mentre a destra si nota una targa con il nome dei medici che qui operarono. 

Dettaglio della targa dei Bersaglieri. 


Dettaglio della targa con i nomi dei medici.

 


Viene anche identificata però come "Dolina dei Cinquecento" perché proprio in questa zona sono stati scoperti in una fossa comune i corpi di cinquecento caduti, successivamente tumulati nel vicino Sacrario.



Lascio una bella immagine del Carso per alleggerire gli animi. 



Ancora scossi per la forte testimonianza di questi posti ci siamo trasferiti per pranzo alla trattoria Al poeta di San Martino del Carso. Abbiamo poi intrapreso il lungo viaggio di ritorno.

Alla prossima e... Mandi.